Daily Sexism: ovvero la discriminazione in base al sesso del protocollo di assistenza medica e gestione delle emorragie

In Italia se sei donna puoi sopportare maggiormente il dolore rispetto ad un uomo e vieni ricoverata solo per emorragie molto più gravi.

Nei giorni scorsi sono stata vittima della standardizzazione e pregiudizio di genere applicato al Triage e alla terapia del dolore.

Mercoledi 14 Novembre

ore 13,30

Il mio ragazzo mi accompagna in pronto soccorso per forti dolori al basso ventre e perdite ematiche consistenti. All’accettazione un ragazzo sulla trentina continua a ridere e parla chiassosamente con una collega mentre gli comunico il motivo del mio arrivo al pronto soccorso. Forse non mi presta la giusta attenzione perché impegnato in altra conversazione, o forse semplicemente sottovaluta i miei sintomi dato che mi presento sulle mie gambe. Fatto sta che mi attribuisce un CODICE BIANCO : Il soggetto non presenta nessuna urgenza terapeutica e non ha bisogno del pronto soccorso, può rivolgersi al medico curante. Per cui i tempi di attesa si preannunciano lunghissimi.

ore 18,30

Vengo finalmente visitata dal ginecologo dell’ospedale il quale mi comunica che “non c’è più battito, l’unica speranza è che espella la cosa da sola”. Mi dimette senza aggiungere molto altro. Mi dice di recarmi l’indomani di nuovo in pronto soccorso ginecologico per effettuare una nuova ecografia ed eventualmente valutare la somministrazione di una pillola abortiva. Mi scrive in oltre su una ricetta bianca un farmaco, un’immunoprofilassi, da acquistare in farmacia. Sono rh negativa, per cui rischio lo shock anafilattico per incompatibilità con il gruppo sanguigno del feto che sto espellendo. Il dottore sostiene che devo comprarlo io in quanto l’ospedale non si prende carico di queste terapie e che devo chiedere al mio medico di base di effettuarmi l’iniezione.

Prima di dimettermi cambia il mio codice di accettazione in GIALLO

Giovedi 15 novembre:

ore 8,30

In nessuna farmacia della mia città vogliono vendermi l’immuno profilassi prescritta dal ginecologo il giorno precedente. Mi dicono che è una richiesta molto strana e che non è possibile somministrare un farmaco del genere al di fuori di un contesto ospedaliero.

Ore 10

In pronto soccorso ginecologico non riesco a stare né in piedi né seduta, ho dolori troppo forti e ho abbondanti perdite di sangue. Nell’attesa di essere visitata dal ginecologo chiedo all’infermiera se è possibile avere un paracetamolo per il dolore. Mi conduce in bagno e mi chiede di mostrargli l’assorbente. Vuole vedere quanto sangue c’è- Secondo lei è troppo poco e l’aborto non è ancora avvenuto. Mi dice che non può darmi un antidolorifico perché le contrazioni servono ad espellere il feto e che devo attendere la visita del medico.

ore 14,30

Viene effettuata un’ecografia dal ginecologo. Dice che l’embrione è ancora parzialmente in sede. Gli mostro la ricetta bianca del ginecologo che mi aveva visitato il giorno precedente ” quell’imbecille non ne fa mai una giusta è giovane e non tanto esperto”. Mi dice che l’immunoprofilassi verrà fatta al pronto soccorso, nei prossimi giorni, perché in ginecologia ne sono attualmente sprovvisti. Mi dice di ripresentarmi il giorno successivo per tenere sotto controllo l’emorragia. Mi dice  prendere gli antidolorifici che ho a casa.

Venerdì 14 Novembre

ore 11,00

arrivo in pronto soccorso portata da un’amica. Ho perso moltissimo sangue (ho cambiato una decina di assorbenti in un’ora) chiedo all’infermiera di essere visitata come scritto sul foglio di dimissioni che mi aveva consigliato il ginecologo in turno il giorno prima. Mi dice che ci sarà un po’ da attendere perché ci sono tre parti e la sala d’attesa è piena.

ore 14,30

In sala d’aspetto con me ci sono altre 3 donne con pancioni, una ragazza con la cistite e i familiari delle donne in attesa di partorire. I miei dolori sono fortissimi e chiedo all’infermiera se può darmi qualcosa. Mi urla davanti a tutti che ” per due contrazioni questa vuole la morfina”. Vuole che le faccia vedere quanto sangue perdo e mi porta in bagno. Perdo molto sangue ma secondo lei non è ancora abbastanza. Mi domando a cosa corrisponde questo abbastanza per lei, e se mai lo sarà.

Ore 16,30

I dolori sono così forti che decido di andare vie dal pronto soccorso, voglio andare in farmacia a comprare del paracetamolo almeno. L’infermiera mi blocca, mi da della stupida, mi dice che sono pazza, che non posso andare via e che ” non so che rapporto hai con gli antidolorifici ma non è normale” e la sua collega “Pensa a come soffre il feto durante l’aborto a lui non vengono mica somministrati antidolorifici”.

Ore 18.

Vengo finalmente visitata dal ginecologo. Con grande stupore delle infermiere dice che il mio utero è vuoto e che devo avere abortito in sala d’aspetto. Mi somministra la terapia immunologica e sgrida le infermiere per non avermi dato nulla per il dolore.

Ore 18,15

Sono già in macchina per tornare a casa.

Le mie considerazioni nel prossimo post.